Lo sport: un’opportunità per crescere.

Indicazioni per la prevenzione dei disturbi e dei traumi che possono incorrere nell’effettuare l’attività sportiva.

 

Nell’età dello sviluppo avere la possibilità di praticare uno sport, quale lo sci alpino, è una opportunità unica poiché unisce la possibilità di stare a contatto con la natura, confrontandosi con un ambiente come la montagna e con l’elemento neve che amplifica le esperienze, e l’opportunità di imparare una disciplina affascinante e complessa.

Per il bambino piccolo cosa c’è di più interessante di stare a contatto con il manto nevoso e di padroneggiare i piccoli pendii,con un vincolo però, che il tutto sia intrapreso con senso ludico e di scoperta.

Slittino, pattini, sci, tutti strumenti per stare all’aperto e scivolare sul manto nevoso in compagnia di amici e del bravo “maestro”, guida sicura, che accompagna in un ambiente da conoscere.

E’opportuno partire da qui , dall’immaginario, dalla favola, dai boschi popolati di animali, per suscitare il desiderio di percorrere l’ambiente per esplorarlo; ambiente severo e generoso che dà la possibilità, nell’imparare ad attraversarlo sugli sci, di crescere, misurarsi, di scoprire le proprie abilità, di valutare i pericoli e i propri limiti; la discesa, una volta conseguita una certa abilità, è fonte di gioia, autostima nel sentire che si padroneggia una pendenza con mezzi, gli sci, dove l’equilibrio è una capacità da controllare con successo pena la caduta.

Il senso del sé è rafforzato nel percepire la potenza del proprio corpo, la possibilità di controllo della velocità e la gioia di riuscire è grande; l’importante è che gli adulti accompagnino e guidino senza intrudere con i loro scopi e ostacolare la crescita.

Maturate le abilità tecniche, la conoscenza dell’ambiente e il desiderio di progredire si può passare al confronto, per misurarsi sui talenti acquisiti.Passare all’agonismo significa essere in grado di poter percepire le proprie possibilità, voler migliorarle, accettare la sfida e saper riconoscere il proprio limite;essere cioè pronti psicologicamente e fisicamente poiché nell’agonismo è necessario lavorare per obiettivi futuri e differiti.

Un bambino può iniziare a sciare in età molto precoce (3-4 anni), purchè questo sport venga sempre insegnato come un gioco attraverso il quale il bimbo si possa divertire accrescendo il suo bagaglio di esperienze motorie e imparando i rudimenti dell’equilibrio e della coordinazione. In questo modo lo sci non presenta nessun rischio qualora non vi siano alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico.

Avviare troppo precocemente i bambini all’agonismo, ad esempio per gareggiare già ad 8 anni nello slalom gigante, li priva dell’aspetto ludico esponendoli a rischi di traumatismi e, in casi estremi, al rischio di alterazioni della crescita ossea.

I rischi di traumatismo si verificano principalmente per due ragioni:

--eccesso di affaticamento

--avvio troppo precoce alle competizioni.

Sottolineati i suddetti aspetti è da rimarcare, con fermezza, che se l’agonismo precoce detiene sicuramente dei rischi, il “sedentarismo precoce” è sicuramente dannoso e foriero di problemi futuri.

Il periodo che va dai 6 ai 14 anni (terza infanzia inizio della pubertà) è molto importante dal punto di vista dello sviluppo delle abitudini psicomotorie, quindi l’attività sportiva a questa età condizionerà lo stile di vita da adulti e il benessere psicofisico collegato.

Nell’assenza di attività motorie adeguate e di qualsiasi attività sportiva si rischia di trovarsi in situazioni che gli anglosassoni definiscono di subhealt, di “sottosalute” , legate appunto al sedentarismo dilagante e che rappresenta una condizione border line tra la normalità e la patologia.

Molti paramorfismi dell’età evolutiva sono legati all’ipocinesi ed il “non usu” condiziona la morfologia e il funzionamento dell’apparato di sostegno e del sistema respiratorio e cardio circolatorio.

Molte problematiche dell’età evolutiva risentirebbero positivamente dell’attività sportiva, basti pensare all’obesità, ai problemi posturali, ai problemi respiratori; molti bambini cosiddetti difficili, o impacciati,o timidi,o ancora iperattivi avrebbero da guadagnare nell’intraprendere attività motorie complesse e nel confronto con i coetanei secondo regole sportive.

Gli atteggiamenti scoliotici, l’iperlordosi lombare, la cifosi cervico-dorsale, il varismo-valgismo delle ginocchia,i piedi pronati, tutte queste deviazioni dell’apparato di sostegno risentirebbero positivamente dal potenziamento guidato dell’apparato muscolare, dal lavoro propriocettivo e dall’agilità che la pratica sportiva promuove.

Lo sport favorisce uno stato di salute dinamico, attivo, dove l’individuo si attrezza per il proprio benessere psicofisico, aumentando la sua capacità di adattamento al lavoro fisico e ai cambiamenti dell’ambiente tramite l’allenamento regolare e continuo.

Non solo aiuta a star bene in senso lato ma previene l’instaurarsi di paramorfismi là dove la struttura del ragazzo è gracile, l’attività sportiva regolare aumenta la consapevolezza posturale, la coordinazione motoria generale e specifica, la capacità di produrre gesti armoniosi evoluti in agilità e scioltezza.La forza muscolare, sollecitata con misura, darà sostegno alle strutture scheletriche e le gestualità complesse miglioreranno la mobilità articolare.

Il ragazzo che pratica lo sci, o altre attività sportive, sarà rinforzato negli aspetti della sua personalità e del suo comportamento tramite il confronto con i coetanei, l’imitazione, l’interesse e la partecipazione ad attività motorie sempre più complesse ed impegnative che agiranno positivamente sul senso di autostima, miglioreranno la capacità di controllo sia fisico che mentale, e di tolleranza nei confronti delle frustrazioni e delle sconfitte.

In età evolutiva è sempre consigliabile lavorare sugli aspetti di destrezza e velocità delle prestazioni fisiche; anche la resistenza è una qualità allenabile tenendo in conto che il bambino piccolo non sa esprimere il senso di stanchezza per cui è necessari predisporre le giuste pause di recupero.

Lo sviluppo della forza deve essere successivo e avvenire solo a sviluppo puberale ultimato (adolescenza) poiché le strutture dell’apparato locomotore non hanno raggiunto la completa e definitiva resistenza al carico e sussiste il rischio di arrecare danni, è quindi sconsigliato usare tecniche di muscolazione isometrica e utilizzare pesi.

Attenzione, come già accennato, anche all’agonismo introdotto troppo precocemente quando il bambino è in una fase dell’apprezzamento ludico dell’attività, il rischio è di un successivo rifiuto a praticare sport e di un danno psicofisico a strutture in via di formazione.

L’agonismo è prima di tutto maturare una possibile sfida con sé stessi, superare le resistenze interne, addestrare la tenuta e lo sforzo in vista di una meta, posporre gli obiettivi; dunque è necessario crescere e passare da fasi magiche e ludiche a obiettivi reali e concreti che per la riuscita costano impegno.

Ogni bambino ha un suo percorso e una sua maturazione specifica, tempi propri, deve essere pronto e desideroso di intraprendere delle sfide; non deve essere spinto dall’esterno, caso mai sostenuto, nella misura in cui è insicuro e timoroso.

Se i tempi vengono troppo anticipati si procura un grave danno alla costruzione del sé del soggetto e alla sua struttura fisica ancora acerba; non dovrebbe appartenere alla sensibilità sportiva etica e a favore dell’infanzia la modalità di spingere soggetti a praticare sport per il puro scopo agonistico.

Da ciò si evince che i requisiti per affrontare una gara senza incorrere in conseguenze traumatiche o in eccessivi stress muscolo scheletrici sono si la preparazione atletica del soggetto ma soprattutto la giusta maturità per il livello di difficoltà da affrontare.

E’ necessario che il bambino partecipi attivamente all’evento gara (non spinto da desideri altrui o falsi bisogni dei genitori) ;quando gli adulti proiettano sul bambino i propri desideri, lo scoprono di fronte a sé stesso e lo inducono a intraprendere iniziative rischiose per la sua salute.

La partecipazione alla gara diventa un successo nella misura in cui il bambino è consapevole, partecipe, preparato tecnicamente, motivato, attento ai consigli del suo allenatore, consapevole dei suoi limiti e tollerante l’eventuale frustrazione di non essersi classificato secondo le sue aspettative.

L’eccesso di stress fisico,lo sforzo protratto, non compensato nell’infanzia dal senso della fatica e del limite, possono mettere sotto pressione il sistema muscolo scheletrico,si possono instaurare tensioni muscolari eccessive, si può incorrere in cadute con rischio di traumi e/o fratture.

Le tensioni muscolari legate a gesti sportivi ancora poco armoniosi o mal padroneggiati, o anche a deviazioni ,poco considerate, dell’assetto posturale di base, o ancora a paramorfismi infantili non segnalati, possono potrarsi nel tempo e peggiorare dando luogo a tendiniti locali, algie della colonna o degli arti e altri problemi funzionali; per questo è necessario fare attenzione che il lavoro motorio proposto sia congruo all’assetto posturale di partenza e alle caratteristiche morfologiche e strutturali del soggetto.

Ogni banbino ha le sue peculiarità morfologiche e posturali che vanno conosciute; ci sono soggetti molto “lassi” e altri molto “rigidi”con muscoli corti che necessitano di programmi mirati di stretching per non incorrere in algie e usure successive.

Lo scopo dello sport e dello sci in particolare è favorire la crescita, potenziare le possibilità psicofisiche dei soggetti, renderli esperti di una tecnica di spostamento sofisticata in un ambiente meraviglioso e severo allo stesso tempo, se poi percorso il primo tratto si intravede un talento e il desiderio di coltivarlo, allora la strada del campione è aperta.

 

 

A cura di Nives Vivian

Fisioterapista, riabilitatrice infantile.

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